La Storia

I resti fossili dell’Equus Stenosis vissuto circa quattro milioni di anni fa, ritrovati nella Val d’Arno, confermano che la Toscana conosce i cavalli da sempre. E’ però con gli Etruschi che abbiamo la testimonianza certa nella nostra regione di quello speciale rapporto uomo-cavallo che si realizza nell’allevamento e nell’utilizzo del cavallo stesso.

A Populonia (LI) nel 1995 da una sepoltura etrusca venne alla luce una biga con ancora aggiogati i resti fossili di una pariglia: scoperta importante perché fece capire che gli Etruschi utilizzavano (e sicuramente allevavano) per la guerra e le parate un cavallo svelto e nevrile, di tipo orientale o probabilmente importato e per i lavori umili un cavallo scadente, pesante, probabilmente autoctono, già in possesso alle precedenti culture villanoviane. In epoca romana comparvero i robusti cavalli iberici, di tipo occidentale, con groppa spiovente, collo forte, testa montonina; questi cavalli si diffusero talmente in Etruria che i loro caratteri così specifici non furono più annullati da altre razze giunte con le invasioni barbariche o per gli incroci da allevamento.foto_pieghevole1

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente gran parte della Toscana, in special modo la parte litoranea, cade in abbandono a causa dei barbari e delle incursioni saracene; alle coltivazioni subentrano boschi e paludi. Comparve o ricomparve (difficile dire) sulla costa tosco laziale un ecosistema che verrà chiamato Maremma. Maremme, immensi, desolati latifondi di proprietà di poche famiglie patrizie pisane, senesi, fiorentine utili soltanto all’allevamento del bestiame e a dar legna e dove l’uomo muore di malaria.

Non risultano notizie di allevamenti di cavalli in epoca medioevale, che comunque dovevano pur esistere data l’intensa attività commerciale e le continue guerre tra le città toscane. A giudicare dai dipinti dei pittori medioevali e rinascimentali i cavalli erano alquanto pesanti, arrotondati, ma dalla testa leggera, spesso montonina, fatti per sopportare armature pesanti.

foto_pieghevole2Sotto Cosimo 1 dei Medici gran parte della Toscana è unificata politicamente,. Si iniziano le bonifiche delle Maremme e nella piana di Pisa, Campiglia Marittima, Grosseto vengono impiantati dei veri e propri allevamenti di stato, degli haras; a rinsanguare le popolazioni cavalline locali vengono immessi i più pregiati cavalli dell’epoca, i cavalli napoletani. Con i Lorena l’allevamento di stato e soprattutto quello privato vengono potenziati e razionalizzati. Nella piana di Pisa, attorno alle tenute presidenziali di San Rossore si forma nel tempo e diviene famosa una popolazione equina di grande qualità tanto da meritarsi il nome di “razza gentile di Pisa”. Dopo l’unità d’Italia l’Esercito ha gravi difficoltà ad  effettuare le rimonte necessarie per cui dal governo viene condotta una politica di incremento della produzione equina. Anche nelle Maremme, con il trasferimento nel 1867 da Poggio Imperiale di Firenze a Pisa del Deposito Cavalli Stalloni, la qualità dei cavalli migliora ad opera degli stalloni erariali; viene così a prodursi allo stato brado un cavallo robusto, frugale, resistente alle fatiche, alle intemperie, alle privazioni, discendente dagli antichi cavalli iberici, un cavallo militare da sella per eccellenza, il cavallo maremmano, la cui produzione viene interamente acquistata dall’Esercito. Gli stalloni erariali del Deposito Cavalli Stalloni del Regno in Pisa, oggi stalloni regionali dell’Istituto Incremento Ippico della Regione Toscana sempre in Pisa, hanno rappresentato e rappresentano ancora in Toscana, Lazio e Umbria un momento insostituibile di indirizzo zootecnico e di agevolazione economica all’allevamento.

Negli ultimi decenni del secolo passato si forma sempre attorno a San Rossore un nucleo di cavalli di Puro Sangue Inglese di grande qualità. Per le condizioni climatiche dei terreni all’ippodromo del Prato degli Escoli vengono in allenamento in inverno i migliori Purosangue da tutta Italia e anche dall’estero. Pisa, san Rossore, Barbaricina divengono luoghi centrali del galoppo internazionale. Qualche decennio dopo, vicino agli ippodromi per il trotto di Firenze e Montecatini si formano allevamenti di Trottatori spesso vincitori.

La motorizzazione che si diffuse in Italia, specie dopo la seconda guerra mondiale, decretò la fine del cavallo come mezzo di trasporto e di lavoro e di conseguenza i grandi allevamenti della Toscana litoranea chiusero i battenti. Soltanto la provincia di Grosseto mantenne un certo consistente allevamento spesso ancora allo stato semibrado. Con il fenomeno demografico dell’urbanizzazione, con le nuove strategie in agricoltura, a partire dal 1960 assistiamo al progressivo abbandono dei terreni coltivi collinari e di montagna, un tempo regno della mezzadria. Queste vaste aree vengono destinate al pascolo e per averne un migliore sfruttamento dei terreni viene introdotto il Cavallo Avelignese, ben presto molto diffuso specie nelle province di Firenze e Arezzo. A metà degli anni settanta vengono concentrati a Grosseto in un unico allevamento dell’esercito i prestigiosi cavalli di Persano, mentre vanno potenziandosi alcuni allevamenti di cavalli da ostacoli e di mezzo sangue per il Palio di Siena. Con il boom degli anni ottanta nascono in tutta la Toscana allevamenti di razza Anglo Araba, Araba, Murgese, Quarter, Paint, Appaloosa, Sella Francese, Connemara, Lipizzana mai avuti prima.

Nel 1994 furono aperti i registri angrafici per il Cavallino di Monterufoli e l'Asino dell'Amiata, le due razze autoctone toscane considerate in pericolo di estinzione . Il cavallino, selezionato dai Conti della
Gherardesca di Bolgheri fin dal 1917 in una vasta area boscosa attorno al Monte Rufoli in provincia di Pisa,da cui il nome, con mantello baio scuro o morello ed altezza al garrese attorno a 140 cm., è ancora oggi adatto per il tiro leggero e la sella; l'asino tipicamente grigio sorcino crociato con zebrature agli arti , già presente in consistente popolazione fin dai primi anni del 1900 sul gruppo montuoso dell'Amiata, da cui il nome, con altezza al garrese attorno ai 135 cm. per la sua versatilità nei lavori agricoli collinari si diffuse in tutta la Toscana  e può essere utilizzato ancora oggi negli agriturismi, nella pet-terapia, nell'escursionismo di campagna oltre che per la produzione del suo prezioso latte.

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